per aprire la portiera del passeggero per Lucas e poi quella del guidatore per me.
Il cameriere era un uomo con un gilet rosso, ingiallito e macchiato di sudore. La sua postura era profondamente curva, perennemente incurvata dal peso di un’esistenza miserabile. La sua pelle era coriacea e bruciata dal sole, i capelli radi e grigi.
Allungò la mano verso la maniglia cromata della mia porta, tenendo la testa china in un atteggiamento di sottomissione addestrata. Ma mentre facevo un passo avanti, i miei tacchi firmati che risuonavano sul marciapiede,