alla finestra dove leggevo storie ai miei figli nei pomeriggi di pioggia.
Sedevo nell’ufficio di Vincent, a guardare l’orologio che scandiva il tempo fino all’una del pomeriggio, l’ora in cui i miei figli avrebbero scoperto che il loro piano, elaborato con tanta cura, si era imbattuto nel primo ostacolo.
Il mio telefono squillò: era il nuovo prepagato, il cui numero non avrebbero dovuto conoscere. Ma Vincent si era assicurato che lo ricevessero. Lo lasciai squillare quattro volte prima di rispondere, con voce calma.
“Questa è Naomi.”
«Mamma.» La voce di