piangere disperatamente, come se fosse la fine del mondo.
Rimasi seduta sul pavimento della cucina a stringerlo a me, finché non finimmo per arrivare in ritardo a ogni impegno.
Di pomeriggio, diventavo l’altra madre.
La madre da capezzale.
Quella che leggeva quattro volte lo stesso capitolo del libro sui cavalli di Kora, perché a lei piaceva e i farmaci le facevano dimenticare di averlo già sentito.
A metà mese, provai a contattare di nuovo mia madre.
Non una telefonata.
Non avrei retto un’altra telefonata.
Solo un messaggio diretto.
Mamma, sto