presente. Il nostro cervello è progettato per l’efficienza, il che significa che una volta riconosciuto uno schema, smettiamo di elaborare i dettagli più fini e semplicemente riempiamo gli spazi vuoti in base alle nostre aspettative.
Per superare questa scorciatoia mentale, il puzzle ci costringe a interagire con lo spazio negativo, ovvero le aree vuote tra gli oggetti disegnati. In questo modo, inganna il nostro software naturale di riconoscimento dei modelli, sfruttando la pareidolia.
Questa è la nostra innata tendenza a trovare forme familiari, come volti o animali, in stimoli ambigui.