caos.
Il suono del mio cellulare ruppe l’atmosfera come una finestra rotta.
Appoggiai con cura la tazza sul tavolo e guardai lo schermo. Il nome che apparve era quello del mio unico figlio. Si chiamava Preston Gallagher. Un sorriso si diffonde automaticamente sul mio volto, perché per una madre, un figlio non smette mai di essere quel bambino che una volta le corse incontro con le ginocchia sbucciate.
Risposi a bassa voce: “Ciao, Preston. Come va, figliolo?”
La sua voce esplode di eccitazione. “Mamma, non ci crederai. Ho una notizia