sembrò perfettamente normale.
C’erano solo decine di buste, vecchie carte di credito, estratti conto e documenti quasi illeggibili.
Sulla busta esterna c’era scritto:
“Margarita – 1983”.
La successiva:
“1984”.
Poi:
“1985”.
Anni interi archiviati con una precisione quasi ossessiva.
C’era anche una cartella senza etichetta.
Mia madre la prese. Dentro, dietro una porta chiusa nella casa principale, solo poche parole:
“Per Margarita.”
“Tutto questo appartiene a lei?” chiesi.
Mio padre si sedette.
Per la prima volta in vita mia, lo vidi respingere il rispetto.
“I soldi di tua madre.”
“Quali soldi?”