andava dritta da lui.
Non gli stava mai sopra. Si inginocchiava finché non si trovavano faccia a faccia e gli faceva scivolare la borsa sul pavimento.
“Ehi”, diceva, dolce ma ferma. “Ti ho portato la cena.”
Lui si alzava lentamente, come se non fosse sicuro che fosse reale, e diceva sempre la stessa cosa:
“Grazie, signora… non c’è di che.”
E lei rispondeva sempre allo stesso modo, con quel suo dolce sorriso. “Lo so. Ma volevo.”
Da adolescente, non lo capivo. Pensavo che la gentilezza avesse sempre un secondo fine: