La sua forma era irregolare, quasi aggressiva nel design: curve frastagliate, sporgenze dall’aspetto appuntito e strane punte che catturavano la debole luce del mio telefono in un modo che lo faceva sembrare quasi vivo.
Il colore blu era profondo e opaco, ma in qualche modo intensificato dall’oscurità circostante, come se assorbisse l’attenzione anziché rifletterla.
Lo girai lentamente tra le mani.
Niente aveva senso.
Nessun segno. Nessun marchio. Nessuna istruzione. Nessuna funzione evidente. Solo un oggetto che sembrava dovesse fare qualcosa, ma si rifiutava di spiegare quale fosse.
Per qualche secondo,