deglutì a fatica.
Per qualche secondo, nessuno dei due si mosse.
Poi si accovacciò accanto alla sedia.
«Pensavo fossi tu.»
La mamma lo fissò.
«Lavori qui?»
«Sono il proprietario.»
Le sue labbra si dischiusero leggermente. Mi sentii completamente persa. «Mamma», dissi con cautela, «lo conosci?» Non rispose.
Il suo sguardo rimase fisso su Alaric.
La donna accanto a noi spinse indietro la sedia.
“È ridicolo. Apri la porta.”
Alaric si alzò.
La sua espressione si indurì di nuovo.
“Arrivo.”
“Non hai il diritto di mettermi in imbarazzo.”
Per poco non