sonno sulla poltrona dell’ospedale, controllavo il telefono un’ultima volta.
La chat di famiglia restava silenziosa.
Alla fine, ho smesso di stupirmene.
Il reparto di oncologia ha un suo ritmo temporale.
Fuori, la gente misura la vita in mattinate, fine settimana e riunioni.
Dentro, la giornata ruota attorno ad analisi del sangue, farmaci, parametri vitali e a quello strano silenzio tra le tre e le cinque del mattino, quando il corridoio si svuota e si riesce a sentire il respiro dell’edificio.
Era quello il momento in cui scrivevo.
Una notte, un’infermiera