si fermò al limite della zona illuminata.
Aveva circa cinquant’anni, gli occhiali da lettura infilati tra i capelli grigi e un cartellino con il nome *Angela*.
Diede un’occhiata al blocco note giallo che avevo sulle ginocchia e alla newsletter di cardiologia che fingevo di leggere con interesse.
Non fece domande.
Disse semplicemente: “Dovresti mangiare qualcosa. C’è del budino nel frigorifero per i familiari – quello alla vaniglia – che nessuno contende mai a nessuno”.
Tutto qui.
Nessun consiglio.
Nessuna domanda su dove fosse la mia famiglia.
Nessuna pietà.
In quel periodo ero