respirare lentamente.
Ero rimasta sveglia tutta la notte.
Verso le cinque, ha assunto un’aria serena, di una serenità che sapevo non essere quella buona.
Mi sono infilata con cautela nel letto, facendomi strada tra tubi e cavi, e l’ho stretta a me proprio come avevo fatto la prima mattina della sua vita: quando lei era furiosa e rossa, e io non avevo idea di cosa stessi facendo.
C’era Angela.
Il suo turno era finito.
Era rimasta comunque, senza fare scene: come faceva ogni cosa.
Quando il suono del monitor ha