supervisore, senza quasi alzare lo sguardo. «E questa volta fallo in modo definitivo.»

Arrivai in macchina già irritato, ripassando mentalmente il discorso: sull’abuso dei servizi di emergenza, sulle conseguenze, su come tutto questo dovesse finire. La casa era silenziosa sotto la luce tremolante del portico, ordinata ma trasandata, come se avesse esaurito la sua funzione.
Ho bussato più forte del necessario.
La porta si aprì quasi immediatamente.
Se ne stava lì, in un abito azzurro pallido, perfettamente stirato, con i capelli argentati ordinatamente raccolti. Non sembrava