Le chiamate arrivavano sempre alle 21:03
Stessa voce. Stesso indirizzo. Stesso tono calmo e risoluto: “Ciao, caro/a. Ho bisogno di aiuto.”
Inizialmente, la centrale operativa pensò a un malinteso. Poi forse a demenza. Alla terza settimana, la situazione era diventata un problema. Gli agenti alzavano gli occhi al cielo quando il suo nome compariva sullo schermo. Qualcuno aveva persino attaccato un biglietto sopra la radio: “Novantunenne chiamante abituale. Non è un’emergenza. Gestire la situazione e via libera.”
Quella notte, toccò a me.
«Vai a occupartene», disse il mio