in lattice.
La temperatura saliva.
Il monitor cambiò.
Per due ore, tutti evitarono di pronunciare la parola che aleggiava comunque nella stanza con noi.
Avevo bisogno di qualcuno a casa.
Chiunque.
Perché, se la situazione fosse precipitata, non avrei potuto lasciare Kora per affrontare i novanta minuti di viaggio verso i bambini.
E non potevo lasciarli svegliare da soli.
Alle 20:14 di quella sera, chiamai mia madre.
Il telefono squillò a vuoto.
Non mandai alcun messaggio.
Al mattino, le condizioni di Kora si erano stabilizzate.
La signora Linkfist aveva