Le carte venivano raccolte in silenzio. La porta si apriva e si chiudeva, ripetutamente, finché non rimanemmo solo noi due e il ronzio del proiettore.
Continuava a fissare la fotografia come se potesse parlare per lui.
“Quella non è la tua tomba”, disse infine.
“Allora perché c’è il mio nome sopra?”
Si strofinò la fronte, come faceva sempre quando un affare andava male.
“Rispondimi.”
Nel giro di dieci minuti, sembrò essere invecchiato di dieci anni.
“Non sei nato solo.”
Il nome che non mi è mai stato detto
Lo fissai. “